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Il ritardo o disturbo specifico del linguaggio(DSL)

gioco

Che cos’è

Il disturbo o ritardo specifico del linguaggio è un disturbo della sfera pediatrica molto frequente e che può avere una grossa ripercussione negativa sulla vita di relazione del bambino, nonché compromettere gli apprendimenti scolastici una volta che quest’ultimo sia stato inserito a scuola. Non bisogna pertanto sottovalutarlo né aspettare che si risolva da solo, ma va accuratamente inquadrato, valutato e trattato in tempo.

E’ un disturbo in cui un bambino appunto ritarda a parlare e quando comincia lo fa male, molto spesso in maniera difficile da comprendere o addirittura inintellegibile.

Viene definito specifico in quanto si manifesta in assenza di deficit neurologici, sensoriali e cognitivi e pertanto si distingue da disturbo del linguaggio secondario, che invece è conseguente a una o a più delle variabili sopracitate.

Come sapere quando intervenire

Quando la produzione linguistica non è adeguata al profilo evolutivo, cioè in parole povere quando non si conforma a quelle che sono le tappe dello sviluppo del linguaggio tipiche di un bambino della stessa età cronologica.

Per fare questa valutazione bisogna però tenere conto dell’importantissimo fattore della variabilità interindividuale. Esiste infatti, una grossa variabilità individuale relativamente allo sviluppo del linguaggio e questo perché ogni bambino è diverso, ha i suoi tempi, ha le sue caratteristiche biologiche ed è esposto a fattori ambientali variabili come: il contesto familiare che può più o meno stimolare il bambino, l’esposizione ad eventuale bilinguismo, presenza di fratelli o sorelle, inserimento a scuola precoce.

E qui, subentra una importante distinzione: quella fra bambini parlatori tardivi e bambini con DSL.

I bambini parlatori tardivi, sono quei bambini in cui il linguaggio esplode in ritardo rispetto agli altri bambini coetanei, ma entro e non oltre i 3 anni(36 mesi) e senza grosse limitazioni, quindi sufficientemente adeguato all’età cronologica, intellegibile e pertanto che non costituisce un problema per la comunicazione con gli altri.

I bambini con DSL(disturbo specifico del linguaggio) sono bambini in cui il linguaggio non ha fatto la sua esplosione entro i 36 mesi oppure l’ha fatta ma con difficoltà che vanno ad inficiare a livelli più o meno seri, l’intellegibilità dell’eloquio e quindi le potenzialità comunicative e di relazione del soggetto.

All’età di 3 anni quindi, di solito si riesce a stabilire con sufficiente certezza se stiamo parlando di un bambino parlatore tardivo, quindi un bambino con DSL.

L’età quindi dei 3 anni è sicuramente un primo importante dato che ci consente di stabilire se il nostro bambino è affetto da disturbo specifico del linguaggio oppure no, ma esistono degli importanti indicatori di rischio e questi sono:

  • presenza di disturbo o ritardo del linguaggio in familiari o parenti;
  • presenza di otiti ricorrenti nei primi due anni di vita;
  • difficoltà di comprensione del linguaggio verbale a un anno di vita(12 mesi);
  • una produzione inferiore a 10 parole a due anni(24 mesi);
  • una produzione inferiore alle 50 parole e se il bambino non inizia a combinare due parole insieme(es. mamma bere).

Cosa fare

Se siamo giunti alla conclusione che il nostro bambino potrebbe esser affetto da disturbo del linguaggio bisogna rivolgersi ad una struttura specializzata o a un équipe multidisciplinare di professionisti che ci aiutino ad inquadrare, affrontare e risolvere il problema quali il foniatra, il neuropsichiatra(NPI), il logopedista.

Molto spesso sono anche necessarie le figure del neuropsicomotricista(NPM), dello psicologo e del neurologo.

Il bambino andrà pertanto incontro ad un approfondito iter diagnostico che consterà di:

  • visita foniatrica(e quindi anche audiologica);
  • visita neuropsichiatrica;
  • valutazione logopedica.

All’occorrenza saranno anche necessarie:

  • visita neurologica;
  • valutazione psicomotoria;
  • valutazione psicologica.

Sulla base di quanto emerso, si procederà col trattamento logopedico e/o psicomotorio e/o psicologico(che di solito e quello ad indirizzo familiare).

Potrebbe essere necessaria l’integrazione di terapie farmacologiche prescritte dagli specialisti medici8ad es. nel caso di otiti medie per favorire il ripristino della funzione uditiva).

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)

neuroriabilitazione

Cosa sono

I disturbi specifici dell’apprendimento o DSA sono caratterizzati da difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel calcolo e come succede per i DSL(disturbi specifici del linguaggio), si manifestano in assenza di deficit neurologici, sensoriali e cognitivi. Interessano pertanto una fascia di popolazione piuttosto ampia che va dai bambini che frequentano la scuola primaria (elementari) fino ai ragazzi che frequentano le scuole superiori, interessano quindi pazienti che appartengono alla sfera pediatrica e adolescenziale.

Anche questi disturbi, come i DSL, spesso prevedono una familiarità(familiari o parenti che hanno sofferto dello stesso disturbo).

A seconda che le difficoltà di apprendimento interessino la lettura, la scrittura o il calcolo, si parla di dislessia, disortografia e discalculia.

E’ piuttosto difficile trovare la presenza di uno solo di questi disturbi, di solito essi si presentano sono associati.

La dislessia è un deficit della velocità e/o correttezza della lettura(di solito i due parametri sono entrambi alterati anche se in misura diversa), che spesso compromette anche la comprensione del testo scritto.

La disortografia è caratterizzata da una difficoltà di apprendimento e automatizzazione delle regole ortografiche che caratterizzano il linguaggio scritto.

La discalculia è caratterizzata da un deficit della correttezza e velocità di esecuzione dei calcoli o comunque in generale da difficoltà nell’ambito dell’intera sfera aritmetica(logico-matematica).

La diagnosi di dislessia può essere fatta non prima della metà della seconda elementare e questo perché, come accade per anche per il linguaggio, c’è una grossa variabilità interindividuale, poiché ogni bambino ha i suoi tempi di apprendimento, pertanto, prima dell’inizio del secondo quadrimestre della seconda elementare(gennaio) non si può parlare di dislessia.

Stessa discorso vale per la disortografia.

Per diagnosticare una discalculia invece, dobbiamo aspettare fino alla fine della terza elementare, quindi ancora più tardi.

Questi sono parametri diagnostici dettati dalla Consensus Conference del 2010.

Esistono comunque dei fattori predittivi, che già in età precolare(alla materna) ci indicano se un bimbo è a rischio o meno di manifestare un DSA e questi sono:

  • Difficoltà di discriminazione fra grafemi(lettere) che corrispondono a suoni del linguaggio orale simili(es. l/r) o di grafemi speculari(es. p/b)
  • Difficoltà di manipolazione linguistica delle parole(abilità metafonologiche) come essere capaci di individuare il primo o l’ultimo suono della parola, dire le lettere o le sillabe che compongono la parola, invertire le letterine all’interno della parola, evocare parole che comincino con un determinato suono o sillaba, fare rime etc…;
  • Difficoltà di memoria o attenzione;
  • Difficoltà nell’orientamento nel foglio etc..

Perché intervenire?

Perché questi bambini o ragazzi, spesso sono etichettati dai docenti come pigri o svogliati, quando invece devono affrontare rispetto ai loro coetanei degli enormi sforzi per poter portare a termine le consegne che vengono loro richieste; e ancora peggio, vengono sottoposti a situazioni per loro molto frustranti come leggere, scrivere o fare calcoli davanti ai compagni. Tutto questo può incidere molto negativamente sulla stima che il bambino o il ragazzo ha di sé e minare la motivazione allo studio. Inoltre prima si interviene migliore è la prognosi. E’ importante perciò intervenire e farlo tempestivamente, non appena cioè abbiamo il sospetto o qualcuno ci manifesta il sospetto che il nostro bambino possa essere affetto da DSA.

Cosa fare

Bisogna rivolgersi ad una struttura specializzata o ad una équipe in grado di fare una corretta diagnosi e un adeguato trattamento del disturbo.

Questi professionisti sono: foniatra, neuropsichiatra infantile(NPI), neurologo, psicologo, logopedista.

L’iter diagnostico sarà costituito da:

  • Visita foniatrica;
  • Visita neuropsichiatrica;
  • Valutazione neuropsicologica;
  • Valutazione logopedica.

All’occorrenza visita neurologica.

Sulla base di quanto emerso, si procederà poi con il trattamento logopedico e/o psicologico.

A scuola

Un bambino con DSA, se si tratta di un DSA “puro”, cioè reale, è un bambino con un disturbo con cui è nato e quindi il trattamento permette di migliorare le prestazioni scolastiche ma non di risolverle al cento per cento. E’ per questo che questi allievi vanno assolutamente supportati oltre che dai professionisti che li prendono in carico, anche dalla scuola, che è il luogo di apprendimento di eccellenza, dove le manifestazioni psicopatologiche vengono fuori nella massima espressione.

La legge n. 170, prevede che per i bambini con DSA la scuola è tenuta a stilare un PDP(piano didattico personalizzato) che tenga conto delle specifiche difficoltà dell’allievo, che permetta così di calibrare l’apprendimento sulle difficoltà dell’allievo avvalendosi di strumenti compensativi e misure dispensative.

Gli strumenti compensativi sono:

1) la sintesi vocale, che permette all’allievo di ascoltare ad es. un brano bypassando la lettura;
2) il registratore, che permette all’allievo di registrare le lezioni piuttosto che prendere appunti;
3) il correttore ortografico, che corregge in automatico gli errori di ortografia del paziente consentendogli di produrre dei testi sufficientemente corretti;
4) la calcolatrice, che li aiuta nelle operazioni di calcolo;
5) Altri strumenti come le l’uso della tavola pitagorica per le tabelline, le tabelle, le mappe concettuali, etc.

Le misure compensative sono:

  1. Evitare di far leggere il bambino ad alta voce, soprattutto brani lunghi perché questo lo frustra soltanto e non serve certamente a migliorare le prestazioni di lettura(il dislessico è una persona con disturbo specifico, non uno svogliato, quindi l’esercizio della lettura non serve a risolvergli il problema). Si può quindi consentire la lettura in mente.
  2. Consentire un tempo maggiore per le prove di verifica;
  3. Proporre una prova che è adeguata da un punto di vista del contenuto a quella degli altri, ma utilizzando un brano ridotto;
  4. Consentire l’uso del vocabolario;
  5. Programmare le interrogazioni;

E’ importante insomma che si tenga conto delle difficoltà specifiche dell’allievo, che lo si valuti tenendo conto dei deficit prestazionali legati al disturbo, in modo tale da uniformare il percorso didattico dell’allievo a quello del resto della classe. Inoltre, è bene che l’insegnante possa essere in grado anche di riconoscere la presenza eventuale di un disturbo dell’apprendimento, magari segnalarlo alla famiglia.

E in ultimo la cosa fondamentale è creare una rete attorno al paziente, quindi è molto importante che l’èquipe multidisciplinare che ha in carico il bambino o ragazzo e la scuola si interfaccino con una certa periodicità al fine di definire gli obiettivi e le strategie per consentire all’allievo da un lato di migliorare le prestazioni e dall’altro di poter portare a compimento e semmai, continuare, il suo percorso di studi.

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